• Home
  • Articoli
  • Il fondo attenua i rischi (volatilità) dell’investimento

Il fondo attenua i rischi (volatilità) dell’investimento

 27-08-2015 Lino Di Santo

I periodi di volatilità dei mercati sono per molti investitori motivo di forte preoccupazione, al punto che spesso si tende a mettere in discussione la strategia di investimento sino a quel momento adottata (e ritenuta efficace).

La cosa da capire e da sottolineare è che la volatilità del mercato è inevitabile. Per loro stessa natura i mercati oscillano nel breve termine e prevederne l’andamento è estremamente difficile.
Come riconoscere la volatilità dei mercati e quali sono le misure e le strategie più efficaci per gestire al meglio il proprio portafoglio?

La volatilità può essere definita come la variabilità nel tempo del valore di uno strumento finanziario considerato. Rappresenta un utile indicatore del rischio dei diversi investimenti. Viene generalmente calcolata come la deviazione standard (o scarto quadratico medio) che, in statistica, è la radice quadrata della varianza. Quest’ultima fornisce una misura di quanto siano diversi nel tempo i valori assunti da una variabile rispetto alla media. Un aumento della volatilità si traduce in un incremento del rischio.

Per chiarire meglio il concetto, vediamo il comportamento di due titoli che in un determinato periodo – investendo 1.000 - hanno conseguito il medesimo risultato (1.099,87):

volatilità

Come è ben visibile nel grafico, il valore del titolo "A” nel corso dell'investimento ha avuto vistose oscillazioni (da –8.439,04 a 18.238,90), a differenza del titolo "B" il cui valore ha subito invece variazioni molto più basse (da –1.237,46 a 3.537,62). Questo, in pratica, sta a significare che il titolo "A" è più volatile del titolo "B".

Cosa cambia acquistare il titolo "A" o il titolo "B" se alla fine si ottiene lo stesso rendimento? Certamente l'esempio rappresentato volutamente ha portato ad un identico risultato finale, ma anche in questa situazione se un investitore del titolo "A" avesse necessità di vendere prima del tempo, potrebbe trovarsi in un momento in cui il valore del titolo è molto basso o viceversa.

L’importanza della diversificazione

Concentrare il patrimonio su un unico mercato o strumento finanziario è rischioso nella misura in cui rimaniamo eccessivamente legati alle sorti di quest’ultimo, nel bene ma anche nel male. Al contrario, comporre un portafoglio diversificato consente di ridurre i rischi, dare più stabilità ai risultati e incrementare le opportunità di rendimento.

Rifacendoci all’esempio precedente, se avessimo deciso di investire la cifra iniziale ripartendola invece equamente tra i due titoli, pur ottenendo lo stesso risultato finale, avremmo potuto ridurre notevolmente la volatilità, e conseguentemente la possibilità di incorrere in una perdita elevata (-3.391,63 contro –8.439,04).

La diversificazione

Un esempio concreto

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a forti turbolenze sui mercati mondiali a causa della deriva economica greca, prima, e soprattutto per l'acutizzarsi della crisi dell'economia cinese, poi.

In appena un mese, l’indice DAX tedesco ha perso quasi il 10%, così come tutti gli altri indici europei, tra cui il nostro FtseMib. Le piazze asiatiche sono quelle che hanno avuto la peggio con Shangai –24,25%, Hong Kong –13,09% e così via.

Si chiama overshooting ed è il fenomeno tipico che avviene, nel bene e nel male, ogni volta che il mercato mostra reazioni eccessive a notizie positive o negative. In queste fasi è facile che alcuni titoli perdano anche oltre il 10% in più di quello che realmente meritano.

A Hong Kong, ad esempio, China Mobile Ltd, il più importante gestore di telefonia del Sud-Est asiatico,  Bank of China, China Construction Bank Corporation, due delle più grandi banche cinesi (e del mondo intero), hanno subito, anche nell’intraday,  fortissime oscillazioni di prezzo.

Titoli volatili

(elaborazione grafica personale su dati Google Finance)

Posto che è praticamente impossibile inpiduare il punto di minimo (per quello probabilmente sarebbe necessaria la sfera di cristallo), chi avesse voluto speculare (in un’ottica di mordi e fuggi) sulle oscillazioni del prezzo di uno dei tre titoli dell’esempio, avrebbe potuto incorrere in perdite potenziali molto elevate (anche del 9% in un solo giorno). Viceversa, un ipotetico portafoglio equamente distribuito sui tre titoli avrebbe permesso di ridurre notevolmente la volatilità, che sarebbe scesa a poco più del 54%, attenuando quella dei due titoli bancari, soprattutto, le cui oscillazioni di prezzo hanno invece superato ampiamente il 70%. 

Come diversificare efficacemente?

Per il singolo investitore, diversificare al meglio il proprio portafoglio può risultare un’operazione eccessivamente complessa e costosa. È potenzialmente complessa per la molteplicità di informazioni necessarie. Quali sono i titoli e gli emittenti più solidi, quali invece quelli da scartare e quando comprare o vendere sono solo alcune delle domande a cui è difficile dare una risposta proprio  a causa della difficoltà di acquisire dati difficilmente alla portata dei privati, tanto più se si tratta di mercati esteri. Inoltre, modificare la composizione del portafoglio in risposta ai mutamenti del mercato o in ragione delle proprie previsioni si rivela anche costoso per l’elevato numero di transazioni che si dovrebbe effettuare.

Il fondo come diversificatore

La diversificazione è il principio alla base dei fondi d’investimento, che riescono a ripartire il capitale tra più titoli, settori o addirittura aree geografiche. In questo modo sono in grado di ridurre la probabilità che l’andamento di un singolo titolo comprometta i risultati dell’intero portafoglio. Non solo. Hanno dalla loro anche la presenza fisica di gestori e analisti nelle regioni su cui intendono puntare. Il diretto presidio del territorio assicura una più tempestiva conoscenza dell’evoluzione dei mercati di riferimento e quindi sia delle opportunità che dei rischi gravanti su quelle aree. Infine,  anche con piccoli risparmi, anziché concentrarli su pochi titoli (se non addirittura uno solo), danno la possibilità di mitigare il rischio distribuendolo su molti investimenti e di cogliere le opportunità presenti su diversi mercati come se si disponesse di un grande capitale.

Volendo riferirci all’esempio dell’investimento precedente, sono più di 120 i fondi distribuiti in Italia che investono nelle borse cinesi. Con portafogli variabili dai 2 milioni di dollari di Goldman Sachs China Opportunity Base Acc  agli oltre 5 miliardi di dollari di Fidelity Funds - China Focus Fund A-Acc-EUR. Quasi tutti, come è facile verificare, hanno in portafoglio (tra diverse decine di altri) i tre titoli dell’esempio. Ma l’adeguata diversificazione consente a tutti i comparti di vantare volatilità estremamente più basse di quelle fin qui calcolate. Si va dal 13,96% di  Invesco China Focus Equity Fund al più alto 22,97% di Edmond de Rothschild Fund - China Class R-USD .

(fonte dei dati: Morningstar Italia)

Non resta che rivolgervi al vostro consulente di fiducia!

  • CONDIVIDI

Approfondimenti

COMMENTI (0)

COMMENTA L'ARTICOLO