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Esenzione fiscale a chi investe dal 2017 nei Piani individuali di risparmio (Pir)

 07-04-2017 Lino Di Santo

La Legge 232 del dicembre 2016 ha istituito i Piani Individuali di Risparmio (PIR), ovvero un nuovo strumento finanziario studiato dal Governo a sostegno delle piccole e medie imprese italiane.

Sono già presenti con successo all'estero (in nazioni come Gran Bretagna e Francia) da anni, e sono dedicati in particolare ai piccoli investitori. La loro caratteristica principale è che sono esenti dall'imposta sui redditi da capitale, compresi i proventi periodici e non sono soggetti all'imposta sulle successioni e donazioni.

E' una specie di "contenitore fiscale" in forma di OICR, gestione patrimoniale, contratto di assicurazione, o anche il deposito titoli all’interno del quale i risparmiatori possono collocare qualsiasi tipologia di strumento finanziario (azioni, obbligazioni, quote di OICR, contratti derivati) o somma di denaro, rispettando però determinati vincoli, cioè:

  1. devono essere piani individuali e quindi non possono essere cointestati;
  2. possono essere sottoscritti solo da persone fisiche residenti in Italia (e quindi non nell’ambito di attività di impresa);
  3. ogni persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio; l'investimento massimo è di 30.000 € per anno solare e quindi complessivamente non più di 150.000 €;
  4. consentono benefici fiscali solo se vengono mantenuti per almeno 5 anni; se vengono rimborsati prima si perde il beneficio fiscale e si dovrà pagare il 26% sulle rendite finanziarie maturate fino a quel momento. Quelle maturate negli anni precedenti a quello del riscatto verranno anche maggiorate degli interessi;
  5. un ammontare pari almeno al 70% del valore complessivo degli strumenti finanziari detenuti nel PIR deve essere investito in strumenti finanziari (obbligazioni o azioni, sia quotati sia non quotati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione) emessi o stipulati con imprese residenti in Italia, o in Stati membri dell’UE o in Stati aderenti all’ASEE aventi stabile organizzazione in Italia, di questo 70% del valore complessivo degli strumenti finanziari almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.
    In altri termini, gli investimenti del piano devono consistere:
    • almeno per il 70% in strumenti finanziari emessi da società italiane ed estere (UE e SEE) con stabile organizzazione in Italia. Di questo 70% almeno il 30% (che equivale al 21% del valore complessivo degli investimenti del PIR) deve essere investito in strumenti finanziari emessi da società italiane ed estere (UE e SEE) con stabile organizzazione in Italia diverse da quelle rilevanti ai fini del FTSE MIB o di altri indici equivalenti;
    • il 30% può essere investito in qualsiasi strumento finanziario (ivi compresi i depositi e c/c);
  6. il patrimonio del PIR non può essere investito per una quota superiore al 10% del suo valore complessivo in strumenti finanziari emessi o stipulati con lo stesso emittente o con altra società appartenente al medesimo gruppo o in depositi e conti correnti. Tale vincolo è posto a presidio della adeguata diversificazione del portafoglio che l’intermediario professionale deve garantire al risparmiatore.

Anima SGR ha effettuato una simulazione sui potenziali guadagni dei Pir, ipotizzando un rendimento medio annuo del 2%, un investimento di 30.000 euro per 5 anni consecutivi (150.000 euro). Tassazione risparmiata sui redditi da capitale del 26%:

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