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Buoni Postali: le Poste non pagano gli interessi promessi

 01-11-2014 Lino Di Santo

Negli ultimi mesi, sono sempre più numerosi gli italiani, titolari di buoni postali fruttiferi emessi tra il 1981 ed il 1986 (serie “O” e”P” dei buoni ordinari e “AF”, “AA” e “AB” a termine), che hanno segnalato delle gravi irregolarità: recatisi presso gli uffici postali per riscuotere le somme spettanti al termine dei trent’anni, si sono visti negare il pagamento dell’importo che sarebbe stato loro dovuto secondo le condizioni riportate sui titoli. Questo, a detta delle Poste, per effetto “della variazione dei rendimenti come previsto dal decreto del ministero del Tesoro del 13/6/1986, e resa nota mediante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 148 del 28/06/1986”
Tale norma stabilisce in particolare che “le variazioni del saggio d’interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministro per il tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e le telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie. Ai soli fini del calcolo degli interessi, i buoni delle precedenti serie, alle quali sia stata estesa la variazione del saggio, si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato, in base alle norme di cui al primo comma del precedente art. 172, alla data di entrata in vigore del decreto previsto dal presente articolo. Per i buoni che siano stati emessi da meno di un anno, il nuovo saggio decorre dalla data di compimento dell’anno ed il calcolo, degli interessi è eseguito sul montante maturato alla scadenza di questo periodo. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni; tale tabella, per i titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, è integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali”.
I buoni della serie “O”, ad esempio, all’emissione riportavano uno sviluppo di tassi variabile in funzione del periodo di detenzione, come da tabella seguente (si vedano qui tutte le condizioni):
Secondo le condizioni previste all’emissione, un buono di questa serie (peraltro esente da imposta) avrebbe dovuto corrispondere all’avente diritto 17.900,04 euro per ogni 516,47 (1.000.000 di lire) di nominale alla scadenza dei trent’anni. Effettuando il calcolo sul sito delle poste si trova – però - un valore enormemente inferiore: appena 9.240,67 euro. Ed è questo il valore rimborsato effettivamente ai risparmiatori.
Secondo le diverse sentenze della Cassazione n. 27809/2005 e n. 13979/2007 tutto ciò è illegittimo. Quest’ultima, in particolare, recita “nella disciplina dei buoni postali fruttiferi dettata dal testo unico approvato con il d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal DM che ne disponeva l'emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali - destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori - che le condizioni alle quali l'amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all'atto della sottoscrizione del buono
All’epoca non era previsto, infatti, alcun obbligo informativo in capo all’intermediario; quindi ai clienti non veniva data alcuna indicazione ulteriore scritta e/o orale. Pertanto i buoni venivano acquistati dai risparmiatori solo sulla base di quanto riportato sul retro del titolo.
Concorde sul punto è anche l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), il quale, nelle proprie numerose pronunce è costante nel ritenere che la liquidazione degli interessi debba avvenire in base a quanto previsto nel retro del titolo (Decisione n. 315 del 17-02-2011 - Collegio di Milano; Decisione n. 346 del 21-02-2011 - Collegio di Napoli; Decisione n. 719 del 11-04-2011 - Collegio di Milano; Decisione n. 1868 del 05-06-2012 - Collegio di Napoli; Decisione n. 2210 del 27-06-2012 - Collegio di Roma; Decisione n. 2615 del 27-07-2012 - Collegio di Napoli).
Se quindi andate allo sportello a incassare i vostri buoni postali e vi danno meno di quanto vi era stato promesso, rifiutate di firmare la liberatoria che vi metteranno davanti. Verificate, con l’ausilio di un esperto, la corrispondenza tra i tassi indicati nella tabella riportata a tergo dei buoni con quelli applicati dall’ufficio postale in sede di liquidazione. Se fossero, come è quasi certo, inferiori, inviate un formale reclamo alla Posta in cui specificate di considerare il pagamento come soltanto parziale, riservandovi di agire in giudizio per ottenere la differenza.
La Posta ha trenta giorni di tempo per rispondere. Qualora essa non dovesse accogliere le vostre doglianze è obbligatorio, prima della causa, instaurare la conciliazione avanti ad un organismo abilitato. Se l’accordo non fosse raggiunto, potrete rivolgervi all’ABF, oppure direttamente al Giudice competente dando così inizio al giudizio ordinario.

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COMMENTI (4)

  • Grizzly73

    18-01-2016 18:05:00

    Stanno decidendo se e come risarcire i risparmiatori (più e meno incauti/allocchi) ma non parlano di rimborsare i risparmiatori (migliaia se non milioni) che 30 anni fa hanno investito in BUONI FRUTTIFERI POSTALI e che ora, alle varie scadenze, fanno l'amara scoperta che Poste paga metà di quanto stipulato! Poste ovviamente scarica il barile a Cassa Depositi e Prestiti la quale a sua volta chiama in causa il ministero ecc ecc. Anziché pagare quanto pattuito e riportato sul Buono Postale stesso, pagano dal 20 al 50% di interessi in meno, che in 30 anni sono un capitale che fa la differenza. Già qui si evidenzia una bella differenza con i casi delle 4 banche di m. fallite, perché il Buono riporta interessi ben delineati ma Il ministero è intervenuto a posteriori dicendo che non paga cosi tanto: un abuso e un'appropriazione indebita, sostanzialmente. Ma vi è ancor di più eclatante rispetto alle banche di m. fallite: che in questi anni è intervenuta la Cassazione a S.U. sul punto, dicendo che prevale quanto stabilito sul Buono fruttifero. Sono intervenute sentenze di giudici di Pace e di tribunali, e da ultimo, nel 2015, l'Arbitro Bancario e Finanziario: tutti dando ragione ai RISPARMIATORI. Però stanno discutendo del risarcimento nel caso BANCHE, e non di questo ben più assurdo caso delle POSTE. Ciliegine sulla torta? Cassa Depositi e Prestiti anche in questi giorni (gennaio 2016) sta pubblicizzando i buoni fruttiferi postali, annunciando a tutti che sono prodotto affidabili...PUBBLICITA' EVIDENTEMENTE INGANNEVOLE. Anzi, a continuarla cosi bellamente fa pensare ad una associazione per delinquere. Un calssico atteggiamento del nostro Stato (e dei nostri politici) che dopo averti fregato.... di deride pure. SONO INTERVENUTI CASSAZIONE TRIBUNALI GIUDICI DI PACE E ARBITRO DANDO RAGIONE AI RISPARMIATORI: CARI MINISTRI CHE CAZ.. ASPETTATE A FARE GIUSTIZIA E RIMBORSARE IL GIUSTO??????????????????

  • Anonimo

    08-12-2015 21:18:00

    speriamo che vada tutto a buon fine :(

  • Anonimo

    08-10-2015 12:14:23

    Ottimo articolo!! GRAZIE!

  • Anonimo

    30-10-2014 09:12:15

    Ciao, volevo segnalare questo Portale aggregativo di consumatori e risparmiatori sui temi delle azioni collettive, anche in materia di Buoni Fruttiferi Postali: http://www.communityclassaction.it/index.php?option=com_content&view=article&id=456:buoni-fruttiferi-postali-e-la-truffa-a-molti-ignari-risparmiatori&catid=36:news&Itemid=179

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