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Uso del contante, tutto quello che è bene sapere

 22-04-2016 Lino Di Santo

La Legge di Stabilità 2016 ha innalzato da 1.000 a 3.000 euro il limite oltre il quale è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi.

Rimane fermo il limite dei 1.000 euro:  

  1. per i servizi di rimessa di denaro con l’estero (c.d. “money transfer”);  
  2. per gli emolumenti erogati dalle pubbliche amministrazioni. Pertanto le pensioni di importo pari o superiore a 1.000 euro continueranno a dover essere pagate con strumenti di pagamento tracciabili;  
  3. per gli assegni bancari e postali emessi senza clausola di non trasferibilità.  Pertanto, come in passato, gli assegni emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono indicare il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

Questo significa che per effettuare pagamenti o qualsiasi altro trasferimento di denaro (anche se nell’ambito dello stesso nucleo familiare) è possibile utilizzare il contante fino a fino a 2.999,99 mentre, al di sopra di tale soglia, bisogna avvalersi di strumenti tracciabili come il bonifico, l’assegno o carte di credito o di debito (bancomat).

Unica eccezione ammessa è quando il pagamento viene effettuato a rate.  In pratica, la legge ammette il pagamento di un importo complessivo anche superiore a 3.000 euro  in contanti quando – per esempio  - il corrispettivo di una determinata prestazione viene pagato mediante una prima rata di 2.000 euro, una seconda di 2.000 e una terza di 1.000, tutte e tre in contanti, nonostante la loro somma sia superiore al limite di 3.000 euro. L’importante è che la singola rata non superi mai il limite di 3.000 euro.

La possibilità di pagare in rate, aggirando l’ostacolo del divieto all’uso del contante oltre la soglia limite è subordinata a due condizioni:  

  1. il pagamento in rate deve essere connaturato all’operazione stessa: così, il caso di un lavoro di ristrutturazione, per esempio, in cui il pagamento venga frazionato in base allo stato di avanzamento dei lavori; oppure si pensi anche alla cura presso un dentista, con pagamento scaglionato a seconda dei vari interventi e sedute eseguite dal sanitario;  
  2. la rateizzazione è la conseguenza di un preventivo accordo tra le parti che deve risultare formalizzato in un apposito documento o direttamente in fattura.

Attualmente, le violazioni sono punite con la sanzione amministrativa dall’1% al 40% dell’importo trasferito; questa sanzione non può comunque essere inferiore all’importo di 3.000 euro e, per le violazioni che riguardano importi superiori a 50.000 euro, la sanzione minima è aumentata di cinque volte (non può, cioè, essere inferiore a 15.000 euro).

Il limite però non vale nel caso di prelievi o versamenti dal e sul conto corrente, in quanto il denaro non passa di proprietà ma resta sempre nella titolarità del correntista. In altre parole, un correntista può prelevare, in un colpo solo, anche tutto l’ammontare di denaro depositato in conto, e anche se superiore a 3.000 euro. Nessuno allo sportello bancario o postale non può impedire tale operazione.  E’ pur vero, però, che per prelievi di consistenti somme di denaro in contanti, la banca è tenuta a chiedere al correntista l’uso che egli intende fare di tale denaro e, laddove l’operazione dovesse risultare sospetta,  ha l’obbligo segnalarlo all’UIF (unità di informazione finanziaria) che, a sua volta, potrebbe segnalarlo alla Procura della Repubblica per le indagini del caso.

Ma attenzione: queste regole valgono solo ai fini del rispetto della normativa sulla tracciabilità dei pagamenti. Diverso è, invece, il discorso per quanto riguarda il fisco e, quindi, la giustificazione di quale fine abbiano fatto tali soldi o da quale fonte provengano (in caso di versamenti). Se il contribuente non la fornisce, potrebbe subire un accertamento per evasione fiscale.

Una norma, inizialmente nata solo per le società, ma estesa poi anche ai contribuenti persone fisiche e ai professionisti, stabilisce infatti che tutti i versamenti non giustificati si considerano guadagni (incassi) non dichiarati al fisco, mentre i prelievi di cui non viene indicato il beneficiario si considerano investimenti, e, in quanto tali, suscettibili di procurare altro reddito. La mancata tracciabilità di tale spostamento è dunque una presunzione di “nero”.

Va detto, però, che le regole fin qui descritte non sono da considerare in senso stretto. L’opportunità di un accertamento viene valutata caso per caso, sulla base del reddito del contribuente, del tipo di lavoro e del tenore di vita da questi sostenuto. Per cui, prelievi di poche centinaia di euro (anche se frequenti) effettuati da una casalinga per fare la spesa non generano controlli. Allo stesso modo, un lavoratore autonomo, titolare, ad esempio, di una stazione di rifornimento carburante può effettuare versamenti quotidiani di denaro contante senza destare sospetti (in caso di accertamento, vengono comunque controllati i registri di carico/scarico carburante). Viceversa un pensionato che versa con costanza somme cash sul conto potrebbe invece generare un accertamento.

E’ vero anche il contrario, però. Per esempio, il caso di un contribuente il cui reddito viene accreditato in conto e che non effettua quasi mai pagamenti o prelievi dallo stesso, può essere considerato un’anomalia e generare il dubbio che abbia risorse finanziarie nascoste “sotto il materasso”.

Non dimentichiamo che grazie all’Anagrafe Tributaria ed al cosiddetto “Archivio Unico” tutti i dati bancari e postali dei singoli contribuenti vengono comunicati all’Agenzia delle Entrate. Ciò significa che sono a disposizione del Fisco i saldi iniziali e finali per ciascun anno dei singoli rapporti (qualunque sia l’intermediario) nonché i dati relativi agli importi totali delle movimentazioni distinte tra “dare” e “avere”.  I rapporti interessati comprendono, oltre ai conti correnti, anche le cassette di sicurezza, le carte di credito e di debito, gli acquisti e vendita di oro e metalli preziosi e persino le operazioni effettuate allo sportello extra conto.

Le indagini della finanza potranno anche riguardare il conto del coniuge o di uno o più familiari del contribuente sottoposto ad accertamento.

Nulla sfugge alle maglie dell’Agenzia delle Entrate, per ricostruire il reddito dei contribuenti. Non c’è via di scampo, né ciò può essere evitato.

Cosa accade negli altri Paesi

In linea generale ciò che accade all’estero è che mediamente si preferisce pagare molto meno con il contante. In Francia, ad esempio, solo il 44,1% delle transazioni avviene per contanti, contro il 96,6% della Grecia, l’82% dell'Italia e una media europea del 60%. Negli USA l’uso del contante è addirittura pari a solo un quinto del totale dei pagamenti.

Per ciò che concerne le misure legislative di contenimento del contante, tra i principali membri dell’Unione europea, ben 11 non prevedono alcun limite ai pagamenti cash (tra questi figura anche la Germania, dove però la stima dell'economia sommersa è solo il 13% del PIL, contro il 21% dell'Italia ed il 17,2% della media europea). Il Belgio ha una soglia di spesa, come noi, di 3.000 euro, la Spagna di 2.500 euro e la Grecia di 1.500 euro. Solo il Portogallo e la Francia adottano misure più restrittive: 1.000 euro. In Francia, in particolare, in caso di pagamenti per contanti al di sopra dei 1.000 euro, il negoziante ha l'obbligo di chiedere un documento di identità. A partire dal 1° gennaio 2016, inoltre, tutte le operazioni bancarie di deposito o ritiro di importo superiore a 10mila euro (cumulate sull'arco di un mese) sono segnalate a Tracfin (unità del Ministero delle Finanze francese) per consentire l'eventuale tracciabilità.

Negli Stati Uniti è possibile pagare in contanti senza limitazioni, anche se, per una questione culturale, tecnologica e di sicurezza (spesso i negozianti espongono il cartello "non si accettano banconote sopra i 20 dollari" perchè temono che le banconote possano essere contraffatte) si preferisce pagare pochi dollari di spesa al supermercato, oppure un pasto da Mc Donald’s, con la carta di credito.

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