Il club del duepercento

 10-03-2015 Lino Di Santo

Il quantitative easing ("allegerimento quantitativo") consiste nell’acquisto sul mercato da parte della banca centrale di titoli di cui sono pieni i bilanci delle banche commerciali. Per pagarli, questa crea moneta che immette nel sistema. La prima conseguenza è che il prezzo dei titoli sale (perché c’è più domanda) e il loro rendimento, cioè il tasso di interesse che ogni Stato paga per finanziare il proprio debito, scende.
Dopo la FED e la BOJ (Banca del Giappone), anche la BCE ha annunciato di voler perseguire l’obiettivo inflazionistico del 2%. E, come i suoi colleghi d’oltreoceano, anche Draghi intende raggiungerlo mediante immissione di liquidità nel sistema. L’intervento programmato prevede l’acquisto di 60 miliardi di euro al mese di titoli di stato fino a settembre 2016, o oltre qualora l'inflazione non si avvicinasse all'obiettivo programmato del 2%.
Prima di lui, a partire dal 2008 la Fed, aveva stampato più di 4.000 miliardi di dollari e da metà del 2013, anche il governatore della banca centrale giapponese Haruhiko Kuroda, aveva annunciato un'immissione di liquidità nel sistema pari a 132 mila miliardi di yen (1.400 miliardi di dollari).
Ma perché proprio il 2%, e non l’1 o il 3, per esempio? Ebbene, la risposta viene fornita dallo stesso Kuroda in un suo recente intervento pubblico del 25 dicembre 2014: molte economie avanzate considerano un’inflazione del 2% una situazione di stabilità dei prezzi.
Che significa? Che in pratica avere un’inflazione al 2% equivale, nella percezione dei soggetti economici, a non avere inflazione, ossia che i prezzi mutano assai poco, senza che ciò impedisca, ai fini della contabilità nazionale e dei debiti di godere dei benefici dell’inflazione. In parole povere, l’inflazione al 2% c’è, ma non si vede.
E se i cittadini si convincono che l’inflazione salirà, secondo il banchiere giapponese, saranno più disposti a spendere, quindi le imprese investiranno di più, tutti si indebiteranno più allegramente perché il valore reale del debito andrà a diminuire nel corso del tempo. “In un’economia che raggiunga il target inflazionistico del 2%, il comportamento razionale delle imprese e dei consumatori non sarà di accumulare contanti e depositi, ma di investire e consumare”.
Per non parlare del cambio. Essendocene molta di più in circolazione, la moneta oggetto di quantitative easing, si dovrebbe deprezzare e questo favorirà le esportazioni con effetti positivi sulla bilancia commerciale e quindi sull’economia in generale di quel paese.

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Approfondimenti

Brett Fawley è un analista finanziario della Rosen Consulting Group. Ha scritto un articolo a gennaio del 2013 che descrive in maniera approfondita le circostanze e le motivazioni dei programmi di allentamento quantitativo della Federal Reserve , Banca d'Inghilterra , Banca centrale europea e della Banca del Giappone durante la crisi finanziaria.
L'articolo - in inglese - è disponibile qui

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